Lettera dal Monastero - 4 ottobre 2018

A TE
che porti avanti la Vita senza chiedere nulla in cambio, se non un bacio, se non uno sguardo che dica: tu esisti, sei qui, sei tu. “Il senso della vita è li dove siamo ogni giorno” e ogni notte; ed ora tu sei qui, in questo porto di terra, in questo meraviglioso istante, in questo pezzo di terra rigirata da 1000 anni, mille anni ancora…
Chiedi a Dio di avere umiltà e altri occhi per ripartire semplice, leggero e libero verso questa nuova via, verso questa nuova casa, verso la fantasia che vince la confusione e la rigidità che spesso ti allontana dal Sogno che Dio ha impresso nei tuoi calli e nei tuoi canti.
“Sentinella, cosa vedi? Quanto resta ancora della notte?”(Is, 21).
È questa la domanda che ti ha spinto le vene e soffia forte sulle tue vele, che ti ha portato a varcare la soglia di questa porta, sempre aperta, sempre libera, sempre provvisoria e fragile. Una soglia che ti permette di imparare a chiedere scusa, a dire la verità e ad aver gentilezza; i tre sentieri che ti fanno respirare e sperare e sussurrare: “L’alba è già qua. Per quanto sia normale vederla ritornare, ti illumina di novità, ti dà una possibilità”.
È una grande possibilità la Vita, un grande rischio l’Amore, una grande necessità la Vastità. Sii disposto ogni giorno a perdere qualcosa di te, che ti appesantisce, che ti lega, che ti possiede e ti costringe, qualcosa che non capisci.

Rivestiti di attenzione, presenza e leggerezza. È il tuo compito che fa la differenza nel tuo cammino, non il tuo ruolo o quello che pensano gli altri di te, oppure quello che tu stesso vorresti essere e non sei. Sei chiamato ad essere seminatore di cieli stellati, pastore della via lattea, portatore sano di bellezza, liberatore di uno “schiavo”.
È il tuo compito arato tra le pieghe della tua carne e le spighe della tua anima che ti fa dire in ogni stagione: Resta.
La profezia della fraternità non è una perla da riporre e nascondere, non è un lusso da lustrare e difendere per il timore di sprecarla o deturparla.
La fraternità è un seme, quindi va gettato, va sprecato, cosicché possa germoglia- re, crescere e maturare ed infine generare altri semi. “Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa”. (Mc 4,26)

Ti auguro in questo decimo anno di imparare a dire: non lo so di sentire vibrare dentro non lo so per ritornare terra, umile, inconsapevole, libera, liberante e innamorata. Non è il sapere ma il sapore che spinge in avanti la Vita. Il sapore della gioia vale di più di sapere cos’è la felicità. Il sapore di un abbraccio conta di più dello studio dell’emozioni. La fatica e la bellezza è imparare, qui, ogni giorno la grammatica della Chiesa.

“Bisogna essere forti per permettersi di essere infinitamente dolci ed essere saggi  per permettersi di  essere folli.” (Magdaleine de Jesus)

Dieci anni per ricominciare tutto dall’inizio, senza gettare via nulla di quel che si è fatto, ma rigirando e dissodando il terreno fertile con la bellezza del Monastero.

Dieci anni perché lo Spirito non lasci dormire la polvere, e come il Vento continui a soffiare dove, quando e come vuole. Non siamo noi a condurre il cammino. Ma noi ci lasciamo condurre nel cammino.

Dieci anni per metterci in ascolto del Nuovo, di Dio, della Strada da percorrere, per reinventarci. Uno Shabbat. Un tempo di riposo. Un tempo per sognare. Un tempo per rinnamoraci della realtà. Restando sensibili, attenti ed esagerati.

Dieci anni per rallentare, non per fermarci. Per saldare i tre sentieri che ca- ratterizzano la nostra esperienza: Accoglienza, Libertà e Bellezza, raccogliendo lo splendore dell’umano che attraversa la nostra Fraternità.

LIBERI PER AMARE - Corso d'autunno




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La Celebrazione Eucaristica è alle ore 18,30
della Domenica.

 
     




 

 

 

 

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